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mercoledì 14 gennaio 2015

Conciliazione tempi famiglia-lavoro: scambio di buone prassi in Provincia

Vi segnaliamo la seguente pagina dal sito della Provincia di Pordenone
http://www.provincia.pordenone.it/?q=node/828

Nel triennio 2011-2013 sono state 1.625 le dimissioni di neomadri in Friuli Venezia Giulia. Il profilo di queste lavoratrici è: età tra i 26 e i 35 anni, nel 52,9 per cento dei casi sono neomadri del secondo figlio, italiane nell'83,4 per cento e per il 48,4 per cento hanno anzianità di servizio compresa tra 4 e 10 anni.

Nel 54,1 per cento dei casi lasciano il lavoro per difficoltà di conciliazione dei tempi familiari, lavorativi e dei servizi. Numeri allarmanti, che rendono bene l’idea di quanto, in materia di promozione della conciliazione lavoro-famiglia, anche nella nostra Regione, ci sia ancora da lavorare. A renderli noti, la Consigliera di parità della Provincia di Pordenone, Chiara Cristini, a margine del seminario-laboratorio “Ripartire dalle pari opportunità”, promosso dalla Consigliera di parità insieme al Comitato Unico di Garanzia per le pari opportunità, per il benessere di chi lavora e contro la discriminazione dell’Amministrazione provinciale, rappresentato dalla presidente Elisa Marzinotto.

L’incontro, nato con l’obiettivo di presentare alcune delle azioni positive realizzate nel territorio pordenonese in tema di pari opportunità, fra cui, ha ricordato Cristini, la sigla di un accordo di collaborazione territoriale per la promozione della conciliazione famiglia-lavoro nel mercato del lavoro della provincia di Pordenone, sottoscritto lo scorso mese di luglio, su proposta della stessa Consigliera provinciale di parità, da Provincia, Confindustria, Confartigianato, Confcooperative, Legacoop, Confcommercio, Cgil, Cisl, Uil, Camera di Commercio, è stato l’occasione per riunire attorno allo stesso tavolo «quei soggetti, organismi di parità e pari opportunità, enti locali ed enti pubblici, agenzie formative, imprese che, da diverse esperienze e prospettive, sono impegnati a trasformare le problematiche connesse al genere in opportunità di innovazione e sviluppo socioeconomico per il territorio» ha spiegato Cristini.

IL PRESIDENTE PEDROTTI - Numeri, quelli rivelati da Cristini, contenuti pure nel Rapporto 2014 de "Il Mercato del Lavoro in Friuli Venezia Giulia", stilato dal servizio regionale Osservatorio Mercato del Lavoro illustrato nei giorni scorsi, nel Palazzo della Regione, ad Udine, meritevoli di una riflessione anche da parte del Presidente della Provincia, Claudio Pedrotti: «Colpisce come, nel contesto del mercato del lavoro, relativamente all’occupazione femminile, i problemi siano sempre gli stessi, ovvero quello della conciliazione tempi di vita-lavoro che si accompagna al divario salariale fra lavoratori uomini e lavoratrici donne che, purtroppo, non solo resiste ma si è persino con la crisi, nonostante gli sforzi spesi da tutti sul tema della parità di genere». «La crisi ha colpito duro le lavoratrici, costrette non solo in molti casi a restare a casa per accudire i figli e i genitori anziani – ha proseguito Pedrotti – ma a fare pure i conti con un gap di genere che si è fortemente rafforzato, in maniera più “maligna” di quanto noi stessi percepiamo. Mi auguro che, l’incontro di oggi, rappresenti la base di partenza su cui costruire un percorso di buone prassi condivise, che possa essere seguito da ulteriori occasioni di confronto».


ANNAMARIA POGGIOLI – Parole, quelle del presidente della Provincia, raccolte anche dalla Presidente della Commissione regionale Pari Opportunità, Annamaria Poggioli: «Sul tema delle pari opportunità c’è ancora tanto da lavorare» ha osservato Poggioli, illustrando, in sintesi, i progetti che la Commissione regionale ha attivato e sta portando avanti in materia di pari opportunità, auspicando un dialogo sempre più puntuale fra istituzioni, parti sociali e mondo del lavoro: “il 71,3 per cento del lavoro familiare delle coppie è ancora a carico delle donne, giornalmente la donna lavoro in media un’ora in più dell’uomo, se ha un figlio un’ora e un quarto di più. Vi è la necessità di creare una rete di servizi sui cui tutti dobbiamo convergere visto che, una donna su due, lascia il lavoro per la famiglia nonostante la necessità sempre più urgente che in ogni casa, visti i tempi, arrivino due stipendi». Dati che, non lasciano spazio all’immaginazione

giovedì 6 novembre 2014

Congedo anch’io, congedo parentale - Provincia di Gorizia




Vi segnaliamo il Progetto “Congedo anch’io”, un progetto per la diffusione di una cultura delle pari opportunità tra donna e uomo, finanziato dalla Regione FVG e attuato sul territorio isontino dalla Provincia di Gorizia che, con questa nuova azione, continua il suo percorso di sensibilizzazione al congedo parentale.




martedì 6 novembre 2012

FAI LA COSA GIUSTA!


FAI LA COSA GIUSTA!
di Elisa Giuseppin

La conciliazione si costruisce sull’equilibrio per ogni essere umano tra la dimensione aziendale e familiare, influenzandone positivamente la qualità di vita.
FAI ha a cuore questa relazione, e l’attuazione dello sportello vuole muoversi in questa direzione.
Esempi di questo tipo d’attenzione sono i percorsi di tutoraggio a sostegno del rientro lavorativo. Ascoltati i fabbisogni di conciliazione, lo sportello mette insieme e sostiene le azioni che promuovono queste esigenze.
Investire in misure di conciliazione, predisporre soluzioni per la famiglia significa pensare al benessere personale e lavorativo dei propri soci/e. Queste sono le risposte che lo Sportello Family Friendly si propone di dare, in un tessuto che vede il coinvolgimento di molteplici soggetti.
Gli incontri dello Sportello, che ad oggi sono stati circa venti, hanno permesso di creare insieme dei percorsi di supporto personalizzati al rientro, di dare informazioni sulle misure presenti, di approfondire questioni specifiche; il tutto in un’ottica di sostegno ai suoi dipendenti che FAI ritiene un valore aggiunto, investendo nell’innovazione sociale e nella centralità della famiglia e dei suoi bisogni. Il tema conciliazione è una fucina aperta a nuove idee i cui confini si allargano di continuo, evolvendosi e incrociandosi poi per lo sviluppo di azioni positive.

  Pubblicato sull'inserto speciale FAMILY FRIENDLY , uscito nel numero di MACRAME' di settembre 2012.

giovedì 4 ottobre 2012

Le vie hanno un sesso e si vede...

giovedì 30 agosto 2012

Pari opportunità: pronta la mappatura dei Comitati Unici di Garanzia degli enti pubblici della Provincia di Pordenone

Vi segnaliamo il seguente articolo tratto dal sito:
http://www.pordenoneoggi.it/notizie/pari-opportunit%C3%A0-pronta-la-mappatura-dei-comitati-unici-di-garanzia-degli-enti-pubblici-dell

I Comitati unici di garanzia lavorano per prevenire e battere le discriminazioni dovute non soltanto al genere
PORDENONE – Si sta concludendo la mappatura dei Comitati Unici di Garanzia degli enti pubblici presenti sul territorio provinciale avviata a fine giugno dalla Consigliera di parità Chiara Cristini.
I Comitati Unici di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni sono degli organismi previsti dal “Collegato lavoro” del 2010 e nascono dall’unificazione dei comitati per le pari opportunità e i Comitati paritetici del mobbing. La finalità di questi organismi è quella di creare un clima lavorativo attento al benessere organizzativo, prevenendo e contrastando i casi di discriminazione e mobbing, con una ricaduta positiva sull’efficienza e qualità dei servizi erogati ai cittadini.
«La mappatura – spiega la Consigliera di Parità – ha voluto non solo rilevare quanti siano gli organismi già attivati sul territorio provinciale, ma ha rappresentato un primo passo di un percorso di collaborazione con gli organismi già istituiti e con gli enti che si stanno muovendo in questa direzione». La mappatura è stata inoltre accompagnata da un primo incontro organizzato dalla Consigliera di parità a inizio luglio, realizzato avvalendosi del progetto “JobLab” finanziato dalla Regione attraverso il FSE, cui hanno partecipato i rappresentanti dei CUG già operativi e di enti che stanno avviando le prime procedure.  Nelle prossime settimane saranno messi on line sul sito della provincia, nella pagina dedicata alla Consigliera di parità, documenti utili per l’attivazione dei CUG.
«Si tratta di un’iniziativa della Consigliera che rientra tra quelle assegnatele dalla normativa, volta al rispetto del principio di non discriminazione, ma anche e di promozione delle pari opportunità per lavoratori e lavoratrici» è il commento del presidente della Provincia Alessandro Ciriani. Alla consigliera di parità possono rivolgersi infatti non solo lavoratori e lavoratrici che ritengono di avere subito discriminazioni legati al genere, allo stato di famiglia o hanno subito molestie, ma possono rivolgersi anche le imprese e gli stessi lavoratori che vogliono conoscere quali siano gli strumenti, gli incentivi e le soluzioni che possono contribuire a risolvere problemi legati alla conciliazione dei tempi lavorativi e familiari. Per contattare la consigliera di parità si può visitare il sito della Provincia o inviare una mail a cons.par@provincia.pordenone.it.

mercoledì 25 luglio 2012

Conciliazione e buone prassi: il caso della cooperativa sociale F.A.I.

Il seguente articolo è tratto dal Blog  Appunti di lavoro di Omodei&Papetti,  lo puoi trovare anche nel Blog Secondo welfare gruppo di ricerca dell'università degli studi di Milano. L'intervista è stata realizzata per un numero dedicato dell'house organ Macramè che uscirà in autunno. Il nostro progetto è diventato una buona prassi nazionale!
Quello delle buone prassi in tema di welfare aziendale è sicuramente un argomento attuale e dibattuto: ne è un esempio il recente evento pubblico, giunto alla quinta edizione, promosso dalla Regione Lombardia e da ALTIS (Alta Scuola di Impresa e Società dell’Università Cattolica di Milano) per la premiazione di realtà organizzative, nazionali e internazionali, che hanno implementato i migliori programmi di work-life balance (per approfondire: Giulia Mallone, La conciliazione famiglia-lavoro in Lombardia e nel mondo – Secondo Welfare, 31 maggio 2012).
Ma cosa s’intende per ‘buone prassi’?
Sara Mazzucchelli nel rapporto di ricerca “Conciliazione famiglia e lavoro. Buone pratiche di welfare aziendale” pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla famiglia nel dicembre 2011 (qui per una breve presentazione) sintetizza le buone prassi come un insieme di interventi:
  • finalizzati a rispondere a un bisogno complesso, socialmente rilevante;
  • tesi alla realizzazione di un benessere relazionale;
  • volti alla generazione di capitale sociale;
  • in grado di trattare le relazioni familiari in una prospettiva di empowerment;
  • promossi da una realtà di soggetti in partnership in grado di includere, a livello progettuale, realizzativo e valutativo, tutti i soggetti, erogatori e fruitori.
Secondo la ricerca sopracitata le organizzazioni spaziano da misure più classiche che consentono la gestione degli orari di lavoro come il part-time e la flessibilità, ad agevolazioni quali ad esempio il nido aziendale, fino a contemplare iniziative di supporto personalizzato: coatching, accompagnamento e formazione. Tuttavia il supporto aziendale ritenuto più efficace è l’atteggiamento di disponibilità a negoziare le richieste portate dai lavoratori e la possibilità di individuare una funzione organizzativa di riferimento che svolga un ruolo di accoglienza. Questi elementi vengono valorizzati se inscritti in una più ampia cultura organizzativa che pone attenzione al benessere e alla soddisfazione dei lavoratori.
Investire in misure di conciliazione dovrebbe essere considerata un’azione “win-win” non soltanto a favore del lavoratore, bensì come “un’opportunità in grado di generare vantaggi organizzativi” e massimizzare i risultati aziendali (Mazzucchelli, 2011).
A sostegno di quest’ultima tesi citiamo una ricerca, condotta dallo IESE Business School in ventiquattro Paesi del mondo, sul grado di “responsabilità familiare” delle politiche attuate dalle aziende: “il risultato è che in quelle dove la conciliazione è attuata con successo l’impegno dei dipendenti è tre volte superiore rispetto a quelle dove non esiste alcuna pratica di questo tipo, la soddisfazione sette volte maggiore e la produttività aumenta mediamente del 19%” (La conciliazione di famiglia, lavoro e festa: alcune buone pratiche – Avvenire, 30 maggio 2012).
Molti degli elementi segnalati dalla ricerca di Mazzucchelli sono rintracciabili nell’intervista, che vi proponiamo di seguito, a Elisa Giuseppin e Arianna Pasquali della cooperativa sociale FAI di Pordenone.
FAI, che dal 1985 si occupa di servizi socio sanitari ed educativi, ha avviato il progetto Family Friendly “Fai la cosa giusta!”, finanziato dalla Regione Autonoma FVG e dal Fondo Sociale Europeo.
L’iniziativa è finalizzata a sostenere i lavoratori nelle loro esperienze di conciliazione tra lavoro e vita privata. A tal proposito la cooperativa ha realizzato uno sportello di accompagnamento alla conciliazione per i propri soci lavoratori.
Riportiamo di seguito un estratto dell’intervista.
Come è nato e che cosa prevede il progetto Family Friendly “Fai la cosa giusta!”?
Il progetto, nato alla fine del 2010 grazie ad un bando regionale e finanziato con fondi europei, prevede uno sportello di accompagnamento alla conciliazione per i soci lavoratori della nostra cooperativa, finalizzato a sperimentare metodi di accompagnamento e informazione.
Grazie al progetto “Fai la cosa giusta!” abbiamo attivato uno sportello di riferimento, interno alla cooperativa e aperto due volte a settimana,  che si occupa di tutte le problematiche di conciliazione e di pari opportunità.
Lo sportello dà ai soci la possibilità di consultare una figura di sostegno per avere chiarimenti di tipo normativo, contrattuale e inerenti l’offerta di servizi sul territorio per maternità, genitorialità, prima infanzia. Lo sportello è in sintesi un luogo di informazione, un servizio a disposizione di tutti.
Come avete informato e coinvolto la base sociale su questo progetto?
Il coinvolgimento dei soci è avvenuto in un secondo momento, a progetto approvato.
Inizialmente abbiamo previsto la somministrazione di una serie di questionari per indagare i bisogni delle persone in tema di conciliazione. Questo lavoro di ricognizione è stato accolto positivamente dalla base sociale, c’è stata infatti una buona rispondenza. Hanno compilato il questionario più di 200 soci su 300 totali. Direi che statisticamente è un gran risultato. Questa fase di ricerca è stata propedeutica all’avvio dello sportello.
In particolare all’inizio abbiamo attivato un processo di informazione capillare ai soci attraverso una pluralità di canali comunicativi (opuscoli, circolari e giornalino interno, incontri e riunioni nelle strutture, …).
L’attività di comunicazione aveva come obiettivo quello di illustrare il progetto e allargare il concetto di conciliazione; per molti soci infatti la conciliazione era un tema strettamente correlato alla maternità e chi non stava vivendo quella particolare situazione si sentiva escluso.
Sulla base di questo riscontro abbiamo deciso di investire diverse energie per spiegare ai colleghi e alle colleghe che il progetto comprendeva diverse esigenze familiari, non solo quelle legate a chi ha figli nella fascia 0 – 3 anni.
Rispetto a come l’avevamo pensato il progetto si è evoluto e si sta evolvendo, si stanno aprendo canali inaspettati e innovativi a livello di progettazione. Il riscontro che abbiamo è molto positivo, c’è stata una buona risposta, il progetto è stato accolto bene, i soci ne hanno compreso il senso.
Quali tipologie di richieste ricevete?
Inizialmente le richieste avanzate riguardavano le donne al rientro dalla maternità. Quando poi si è compreso che erano contemplate tutte le esigenze familiari, tutti i soci si sono sentiti più coinvolti.
Infatti, essendo un progetto sperimentale e innovativo si è cercato anche di modularlo in base alle esigenze dei soci: c’era, ad esempio, chi aveva bisogno di informazioni sugli asili, consultori, agevolazioni, corsi, ecc.
Inoltre abbiamo avuto la richiesta di passaggio da full a part-time da parte di un alcune socie lavoratrici, mentre alcune socie nonne hanno contattato lo sportello per richiedere agevolazioni nei confronti di nipoti neonati. In cooperativa prevale il genere femminile e sono presenti varie fasce d’età: quella delle nonne è corposa ed è un target a cui non avevamo pensato all’inizio del progetto.
Ci sono state anche richieste legate, ad esempio, alla necessità di dedicarsi all’assistenza dei genitori anziani in situazioni di difficoltà?
Anche questo è un aspetto aperto. Ci siamo rese conto che è banale ridurre la conciliazione alla genitorialità  o ai problemi legati alla maternità.
La conciliazione non è solo questo, risulta infatti essere un tutto tondo attorno alla famiglia. Investe tutto il ciclo di vita, in particolare se pensiamo ad alcune socie, schiacciate tra l’essere nonna, il continuare a lavorare, l’avere figli con un lavoro precario e, in taluni casi, un genitore non-autosufficiente a carico.
Questa conciliazione nel senso più ampio del termine, così come l’ abbiamo appena descritta, è una via che vogliamo percorrere anche con delle progettazioni future. È un canale aperto, in discussione.
Il problema, pensando al domani, sarà la ricerca di ulteriori canali di sostenibilità. Dovremo pensare a  nuove progettazioni e cercare bandi ad hoc.
Quali sono stati gli apprendimenti organizzativi rispetto a questa esperienza?
Prima di concedere agevolazioni ad un socio è necessario considerare e valutare altre situazioni di criticità che si trovano all’interno della cooperativa e in particolare del gruppo di lavoro. Possono esserci, ad esempio, persone che hanno lo stesso tipo di urgenza ma legata a seri problemi di salute o a problemi economici. È emerso spesso questo problema: se tu concili da un lato le esigenze tempo famiglia-lavoro di una persona, dall’altro hai poi il problema di gestire il gruppo. Quindi, insieme con le varie referenti esaminiamo, il valore, il peso di queste richieste per capire se sono possibili.
La figura del coordinatore dello sportello si trova in mezzo, cerca di mettere in dialogo e conciliare le esigenze del socio con quelle della cooperativa.
E’ fondamentale lavorare in sinergia. Lo sportello accoglie le richieste dei lavoratori, le valuta sulla base delle possibilità della cooperativa, dà una risposta e ne spiega le motivazioni. Conciliare significa mettere insieme le esigenze delle due parti senza andare a discapito di altri.
È spesso emerso questo doppio punto di vista: è giusto accogliere e conciliare però ci vuole il giusto mezzo nell’accontentare le richieste di conciliazione che devono avere – in base alla nostra esperienza – una temporalità. Devono iniziare e finire. Non possono essere benefici acquisiti in modo permanente perché, a lungo andare, vanno a incidere sul gruppo di lavoro e sull’équipe.
Alla luce della testimonianza presentata proviamo a riassumere, dal nostro punto di vista,  le ‘buone prassi’ in tema conciliazione:
  • la presenza di un investimento di risorse organizzative;
  • l’individuazione di un referente/coordinatore del progetto;
  • l’attuazione di un percorso volto ad ascoltare le esigenze dei lavoratori;
  • la cura della comunicazione e della presentazione del progetto;
  • l’attenzione e la valorizzazione dei risultati intermedi;
  • la presa in carico della richiesta, indipendentemente dal suo esito;
  • la disponibilità al dialogo e alla messa in discussione da parte dell’organizzazione;
  • la transitorietà delle richieste.
In generale conciliare è faticoso (ma possibile) perché frutto di un lavoro costante di valutazione, di negoziazione e di rete.
Riferimenti
Mallone G., La conciliazione famiglia-lavoro in Lombardia e nel mondo – Secondo Welfare, 31 maggio 2012
Mazzucchelli S. (a cura di), Conciliazione famiglia e lavoro. Buone pratiche di welfare aziendale – Osservatorio nazionale sulla famiglia, dicembre 2011
Il sito della cooperativa FAI
Le immagini sono di proprietà della cooperativa F.A.I.

domenica 8 luglio 2012

Nasce lo sportello Family Friendly

Attivo lo sportello per la conciliazione in cooperativa

FAI ha avviato il progetto Family Friendly “Fai la cosa giusta!”, che prevede uno sportello di accompagnamento alla conciliazione per i propri soci lavoratori, finalizzato a sperimentare metodi di accompagnamento e informazione. Il progetto "Fai la cosa giusta!" ha attivato uno sportello di riferimento interno per tutte le problematiche di conciliazione e di pari opportunità, offrendo a tutte le socie e soci la possibilità di consultare una figura di sostegno.
Lo sportello, in collaborazione con l’ufficio personale ed i coordinatori, risponderà ai bisogni delle socie e soci in rientro con particolare attenzione alle esigenze personali, alle particolarità dei luoghi di lavoro, alle peculiarità professionali degli operatori sociali e alle tipologie di servizi presso cui la gran parte dei soci si trova ad operare.
Inoltre il progetto prevede che lo sportello divenga un luogo di informazione ed un servizio a disposizione di tutti.
Ogni socio potrà avere chiarimenti di tipo normativo, contrattuale e inerenti l’offerta di servizi sul territorio per maternità, genitorialità, prima infanzia.
Sarà a disposizione dei soci FAI presso gli uffici della cooperativa la referente dello sportello, Elisa Giuseppin, il giovedì pomeriggio dalle 14.00 alle 17.00, e reperibile via mail all’indirizzo conciliazione@coopsocialefai.it e telefonicamente al numero 0434 590370.