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giovedì 19 settembre 2013

USCITO NUOVO MACRAME': SETTEMBRE 2013



Bilancio 2012: FAI CRESCE E INNOVA, incremento del fatturato e dell’occupazione; Casa Colvera: VINTO IL PREMIO REVES DI ECCELLENZA EUROPEA; Villa Vittoria: VERSO UNA NUOVA SFIDA, A SAN POLO DI PIAVE FAI e Coordinamento di Residenzialità dell’Ulss 7: PREFIGURARE SCENARI FUTURI, i quattro seminari di Vazzola; Montereale Valcellina: INAUGURATO IL CENTRO DIURNO INTEGRATO, nuova gestione FAI
Redazione: Michela Carli, Fabio Fedrigo, Jessica Furlan, Elisa Giuseppin, Andrea Satta. Per contattare o scrivere alla redazione: Coop. sociale F.A.I. viale Grigoletti 72/D, 33170 Pordenone – tel. 0434 590370 – fax 0434 590686 – comunicazione@coopsocialefai.it

giovedì 21 marzo 2013

Welfare e associazionismo


Progetti per le famiglie: il nuovo welfare passa per l'associazionismo?
Andrea Satta e Elisa Giuseppin, pubblicato su Macramè dicembre 2012

La famiglia diviene sempre di più lo snodo delle politiche regionali di welfare. Questa svolta, iniziata ormai da alcuni anni con l'approvazione della L.R. 11/2006, ha visto una sua concreta realizzazione nella erogazione dei contributi legati alBando Famiglia 2012.
Sabato 29 settembre, alla presenza dell'assessore Roberto Molinaro e dei rappresentanti dell'Area Welfare di Palmanova (Ente gestore del finanziamento), sono state date le prime indicazioni sulla realizzazione dei progetti.
La dott.ssa Carrà dell'Università Cattolica di Milano, ha delineato le prospettive future di integrazione fra sistemi socio-assistenziali e associazionismo familiare. Si tratta di un approccio che affonda le sue radici nel Libro Bianco La vita buona nella società attiva del 2009 in cui la famiglia e la partecipazione degli attori comunitari era stata delineata come possibile risorsa del sistema di welfare.
[la famiglia] è soprattutto il nucleo primario di qualunque Welfare, in grado di tutelare i deboli e di scambiare protezione e cura, perché sistema di relazioni, in cui i soggetti non sono solo portatori di bisogni, ma anche di soluzioni, stimoli e innovazioni.
Il ministro Sacconi aveva individuato l'ossimoro di universalismo selettivo come cardine del sistema misto di welfare.
È un modello che valorizza la responsabilità degli individui e la capacità dell’attore pubblico di stabilire ordini di priorità e dosare le risorse per mantenere il più possibile ampia la platea delle prestazioni e dei beneficiari, nel rispetto degli equilibri finanziari e senza introdurre discontinuità nei trattamenti.
I dati e le tecniche che gli intervenuti al convegno hanno evidenziato come buone prassi, passano tutte attraverso lo spontaneismo familiare che si struttura per divenire associazionismo e poi comunità.
Si passa dunque da una visione assistenziale, in cui professionalità, strutturazione e normazione hanno un peso predominante, ad un sistema che vede nella capacitazione (empowerment) dei fruitori finali il modello predominante.
In questo contesto quale diventa il ruolo dell'operatore, quale quello della cooperazione sociale? Che fine faranno gli investimenti della cooperazione nella formazione? Che fine faranno le risorse umane e finanziarie messe in campo per la crescita dei propri operatori?
La risposta, che solo parzialmente ci soddisfa, è che l'operatore in primis, e poi la cooperazione sociale, debbano diventare degli agenti di stimolo all'autorganizzazione familiare e comunitaria. Ciò significa ridefinire il ruolo dei servizi, la tipologia degli interventi e la destinazione dei finanziamenti in funzione di un welfare ancora da costruire e i cui confini rimangono, nonostante la buona volontà e l'impegno dell'Assessorato alla Famiglia, incerti.
Il bando famiglia, a cui FAI ha partecipato e ottenuto il finanziamento, è così occasione per dimostrare come il welfare aziendale possa divenire una buona prassi di quest'alchimia, ovvero la palestra in cui i soci (familiari e al contempo lavoratori) possano trovare nuove forme di autosostegno, partecipazione e condivisione degli obiettivi generali.
L'ottimo successo del Bando, pubblicato in febbraio, indica come sia forte e presente il bisogno di intervenire in aree scoperte, come ad esempio quelle dedicate all'infanzia e alla formazione, così come appare evidente dalla distribuzione territoriale, la forte vocazione associativa delle Provincie di Pordenone e Udine.
Un punto di forte criticità è dato dalla bassa presenza di cooperative sociali quali soggetti proponenti, evidenziando ancora un forte scollamento fra indirizzi politici e attuazione degli stessi nel contesto cooperativo. Infatti dei 123 progetti approvati, solo 8 sono stati ottenuti dalla cooperazione sociale, nonostante fossero, insieme alle associazioni, i soggetti attuatori del Bando.
C'è da chiedersi quale sia la ragione di questa bassa partecipazione in un momento di forte crisi e di difficoltà di accesso ai finanziamenti. Una prima spiegazione potrebbe stare nella difficoltà delle organizzazioni complesse, e l'impresa sociale sicuramente lo è, a cogliere i cambiamenti in modo veloce e leggero. D'altra parte le cooperative sono oggi i soggetti principali del sistema di welfare locale e il loro coinvolgimento è il criterio guida per la realizzazione del sistema integrato di servizi e interventi, come la L. 328/00 e la L.R. 6/2005 hanno definito ormai da anni. La capacità delle Cooperative di innovare, di competere, di rispondere in modo professionale ai bisogni è uno dei tasselli, forse uno dei più importanti, dell'intero sistema di welfare e la partecipazione a questi processi sistemici non può essere delegata ai rappresentanti dell'associazionismo e del volontariato che hanno altro ruolo e altra capacità di intervento.
In conclusione la partecipazione a progetti che pongano in primo piano la famiglia diviene per le cooperative, e il percorso sulle politiche di conciliazione FAI lo dimostra, un metodo di lavoro in cui è l'empowerment dell'intero sistema aziendale a produrre il vero valore aggiunto per la comunità.

mercoledì 7 novembre 2012

Opinioni degli stakeholder: Una direzione da intraprendere

Opinioni degli stakeholder: una direzione da intraprendere

di Andrea Satta, progettista FAI la cosa giusta

Il Progetto FAI la cosa giusta ha chiesto ai dirigenti di raccontarsi e di raccontare cosa significhi provare a dare risposte alle donne in rientro dalla maternità, alle famiglie che lavorano in Cooperativa.
Otto interviste, otto opinioni, otto approcci che oggi, a mesi di distanza, appaiono premonitori di un’interesse che, nella realtà dell’agire quotidiano, è già diventata buona prassi.
La cura delle relazione e l’ascolto dei bisogni delle socie, in un contesto  delicato, complesso e coinvolgente, era ed è la preoccupazione prima di chi deve dirigere, coordinare, facilitare la routine degli operatori.
Tutti i giorni la cooperativa si confronta con la malattia, la disabilità, la vecchiaia, il distacco, il fine vita, ed anche la gioia, l’affetto, la riconoscenza di chi riceve le cure, l’assistenza, le parole e il conforto degli operatori. Gli otto dirigenti sono consapevoli e in un qualche modo preoccupati di questi aspetti e di fronte alle domande sono stati molto disponibili e incuriositi,
Il loro è un punto di vista particolare, volutamente individuale, basato sull’esperienza personale, sulla formazione e sul lavoro in cooperazione.
Il lavoro di ascolto e sintesi dei lunghi dialoghi ha costruito un quadro ricco e sfaccettato in cui le preoccupazioni quotidiani di gestione e le visioni strategiche si sono alternate in una forma colloquio curioso e innovativo.
La conciliazione è risoluzione dei problemi nella prospettiva del funzionamento della struttura, questa è la visione evidenziata dai coordinatori delle strutture e dai referenti di area cogliendo, nel progetto Family Friendly, la possibilità di rendere più fluida ed efficiente la gestione delle relazioni e delle dinamiche quotidiane, fatte di richieste orarie, turni, malattie e famiglie.
Ma è anche risoluzione dei problemi in funzione di un cambiamento aziendale. Così come hanno ben descritto ed evidenziato chi nella cooperativa si occupa direttamente di progettazione, comunicazione e formazione. Questa doppia visione si fonde perfettamente in quell’evoluzione, informazione e accompagnamento, che la Cooperativa FAI ha intrapreso proponendo la creazione dello sportello FAI la cosa giusta.
Ognuno porta con sé la propria storia, professionale e personale, ed è nella Storia della Cooperativa che ci si ritrova a condividere, discutere e risolvere la quotidianità della conciliazione.
Quando abbiamo iniziato... spesso alle domande i nostri interlocutori hanno risposto iniziando così, dando forza e peso alla crescita, alla volontà di chi partendo da pochissimo ha creato una delle eccellenze di cooperazione sociale in provincia.
Oggi  i dirigenti si trovano a cercare nel lavoro sociale quel precario equilibrio fra chi coinvolto direttamente nei problemi e  chi deve trovare e condividere una visione strategica di lungo periodo.
Il lavoro sociale è femminile? Beh... guardati attorno! Così scherzando, anche se solo per un attimo, una delle questioni più scivolose del ambito del lavoro di cura, i dirigenti hanno colto una delle maggiori contraddizioni del sistema, cooperativo incluso, sociale: la diversità fra i generi, gli stereotipi e allo stesso tempo la forza positiva delle differenze.
Nel sociale gli uomini stanno ai piani alti e le donne... anche ma dopo aver faticato di più! Con questa dolce amara considerazione abbiamo chiuso un primo scambio di opinioni, che al di là della apparente leggerezza ha fornito al progetto la legittimazione, ha fatto emergere l’importanza del lavoro d’equipe, delle modalità di risoluzione dei problemi, dell’importanza dell’informazione, della formazione e della continua attenzione sul tema.
Insomma, per dirla con una frase di Hugo Von Hofmannsthal, la vita è integrale conciliazione dell’inconciliabile. 

Pubblicato sull'inserto speciale FAMILY FRIENDLY , uscito nel numero di MACRAME' di settembre 2012.

martedì 6 novembre 2012

FAI LA COSA GIUSTA!


FAI LA COSA GIUSTA!
di Elisa Giuseppin

La conciliazione si costruisce sull’equilibrio per ogni essere umano tra la dimensione aziendale e familiare, influenzandone positivamente la qualità di vita.
FAI ha a cuore questa relazione, e l’attuazione dello sportello vuole muoversi in questa direzione.
Esempi di questo tipo d’attenzione sono i percorsi di tutoraggio a sostegno del rientro lavorativo. Ascoltati i fabbisogni di conciliazione, lo sportello mette insieme e sostiene le azioni che promuovono queste esigenze.
Investire in misure di conciliazione, predisporre soluzioni per la famiglia significa pensare al benessere personale e lavorativo dei propri soci/e. Queste sono le risposte che lo Sportello Family Friendly si propone di dare, in un tessuto che vede il coinvolgimento di molteplici soggetti.
Gli incontri dello Sportello, che ad oggi sono stati circa venti, hanno permesso di creare insieme dei percorsi di supporto personalizzati al rientro, di dare informazioni sulle misure presenti, di approfondire questioni specifiche; il tutto in un’ottica di sostegno ai suoi dipendenti che FAI ritiene un valore aggiunto, investendo nell’innovazione sociale e nella centralità della famiglia e dei suoi bisogni. Il tema conciliazione è una fucina aperta a nuove idee i cui confini si allargano di continuo, evolvendosi e incrociandosi poi per lo sviluppo di azioni positive.

  Pubblicato sull'inserto speciale FAMILY FRIENDLY , uscito nel numero di MACRAME' di settembre 2012.

mercoledì 25 luglio 2012

Conciliazione e buone prassi: il caso della cooperativa sociale F.A.I.

Il seguente articolo è tratto dal Blog  Appunti di lavoro di Omodei&Papetti,  lo puoi trovare anche nel Blog Secondo welfare gruppo di ricerca dell'università degli studi di Milano. L'intervista è stata realizzata per un numero dedicato dell'house organ Macramè che uscirà in autunno. Il nostro progetto è diventato una buona prassi nazionale!
Quello delle buone prassi in tema di welfare aziendale è sicuramente un argomento attuale e dibattuto: ne è un esempio il recente evento pubblico, giunto alla quinta edizione, promosso dalla Regione Lombardia e da ALTIS (Alta Scuola di Impresa e Società dell’Università Cattolica di Milano) per la premiazione di realtà organizzative, nazionali e internazionali, che hanno implementato i migliori programmi di work-life balance (per approfondire: Giulia Mallone, La conciliazione famiglia-lavoro in Lombardia e nel mondo – Secondo Welfare, 31 maggio 2012).
Ma cosa s’intende per ‘buone prassi’?
Sara Mazzucchelli nel rapporto di ricerca “Conciliazione famiglia e lavoro. Buone pratiche di welfare aziendale” pubblicato dall’Osservatorio Nazionale sulla famiglia nel dicembre 2011 (qui per una breve presentazione) sintetizza le buone prassi come un insieme di interventi:
  • finalizzati a rispondere a un bisogno complesso, socialmente rilevante;
  • tesi alla realizzazione di un benessere relazionale;
  • volti alla generazione di capitale sociale;
  • in grado di trattare le relazioni familiari in una prospettiva di empowerment;
  • promossi da una realtà di soggetti in partnership in grado di includere, a livello progettuale, realizzativo e valutativo, tutti i soggetti, erogatori e fruitori.
Secondo la ricerca sopracitata le organizzazioni spaziano da misure più classiche che consentono la gestione degli orari di lavoro come il part-time e la flessibilità, ad agevolazioni quali ad esempio il nido aziendale, fino a contemplare iniziative di supporto personalizzato: coatching, accompagnamento e formazione. Tuttavia il supporto aziendale ritenuto più efficace è l’atteggiamento di disponibilità a negoziare le richieste portate dai lavoratori e la possibilità di individuare una funzione organizzativa di riferimento che svolga un ruolo di accoglienza. Questi elementi vengono valorizzati se inscritti in una più ampia cultura organizzativa che pone attenzione al benessere e alla soddisfazione dei lavoratori.
Investire in misure di conciliazione dovrebbe essere considerata un’azione “win-win” non soltanto a favore del lavoratore, bensì come “un’opportunità in grado di generare vantaggi organizzativi” e massimizzare i risultati aziendali (Mazzucchelli, 2011).
A sostegno di quest’ultima tesi citiamo una ricerca, condotta dallo IESE Business School in ventiquattro Paesi del mondo, sul grado di “responsabilità familiare” delle politiche attuate dalle aziende: “il risultato è che in quelle dove la conciliazione è attuata con successo l’impegno dei dipendenti è tre volte superiore rispetto a quelle dove non esiste alcuna pratica di questo tipo, la soddisfazione sette volte maggiore e la produttività aumenta mediamente del 19%” (La conciliazione di famiglia, lavoro e festa: alcune buone pratiche – Avvenire, 30 maggio 2012).
Molti degli elementi segnalati dalla ricerca di Mazzucchelli sono rintracciabili nell’intervista, che vi proponiamo di seguito, a Elisa Giuseppin e Arianna Pasquali della cooperativa sociale FAI di Pordenone.
FAI, che dal 1985 si occupa di servizi socio sanitari ed educativi, ha avviato il progetto Family Friendly “Fai la cosa giusta!”, finanziato dalla Regione Autonoma FVG e dal Fondo Sociale Europeo.
L’iniziativa è finalizzata a sostenere i lavoratori nelle loro esperienze di conciliazione tra lavoro e vita privata. A tal proposito la cooperativa ha realizzato uno sportello di accompagnamento alla conciliazione per i propri soci lavoratori.
Riportiamo di seguito un estratto dell’intervista.
Come è nato e che cosa prevede il progetto Family Friendly “Fai la cosa giusta!”?
Il progetto, nato alla fine del 2010 grazie ad un bando regionale e finanziato con fondi europei, prevede uno sportello di accompagnamento alla conciliazione per i soci lavoratori della nostra cooperativa, finalizzato a sperimentare metodi di accompagnamento e informazione.
Grazie al progetto “Fai la cosa giusta!” abbiamo attivato uno sportello di riferimento, interno alla cooperativa e aperto due volte a settimana,  che si occupa di tutte le problematiche di conciliazione e di pari opportunità.
Lo sportello dà ai soci la possibilità di consultare una figura di sostegno per avere chiarimenti di tipo normativo, contrattuale e inerenti l’offerta di servizi sul territorio per maternità, genitorialità, prima infanzia. Lo sportello è in sintesi un luogo di informazione, un servizio a disposizione di tutti.
Come avete informato e coinvolto la base sociale su questo progetto?
Il coinvolgimento dei soci è avvenuto in un secondo momento, a progetto approvato.
Inizialmente abbiamo previsto la somministrazione di una serie di questionari per indagare i bisogni delle persone in tema di conciliazione. Questo lavoro di ricognizione è stato accolto positivamente dalla base sociale, c’è stata infatti una buona rispondenza. Hanno compilato il questionario più di 200 soci su 300 totali. Direi che statisticamente è un gran risultato. Questa fase di ricerca è stata propedeutica all’avvio dello sportello.
In particolare all’inizio abbiamo attivato un processo di informazione capillare ai soci attraverso una pluralità di canali comunicativi (opuscoli, circolari e giornalino interno, incontri e riunioni nelle strutture, …).
L’attività di comunicazione aveva come obiettivo quello di illustrare il progetto e allargare il concetto di conciliazione; per molti soci infatti la conciliazione era un tema strettamente correlato alla maternità e chi non stava vivendo quella particolare situazione si sentiva escluso.
Sulla base di questo riscontro abbiamo deciso di investire diverse energie per spiegare ai colleghi e alle colleghe che il progetto comprendeva diverse esigenze familiari, non solo quelle legate a chi ha figli nella fascia 0 – 3 anni.
Rispetto a come l’avevamo pensato il progetto si è evoluto e si sta evolvendo, si stanno aprendo canali inaspettati e innovativi a livello di progettazione. Il riscontro che abbiamo è molto positivo, c’è stata una buona risposta, il progetto è stato accolto bene, i soci ne hanno compreso il senso.
Quali tipologie di richieste ricevete?
Inizialmente le richieste avanzate riguardavano le donne al rientro dalla maternità. Quando poi si è compreso che erano contemplate tutte le esigenze familiari, tutti i soci si sono sentiti più coinvolti.
Infatti, essendo un progetto sperimentale e innovativo si è cercato anche di modularlo in base alle esigenze dei soci: c’era, ad esempio, chi aveva bisogno di informazioni sugli asili, consultori, agevolazioni, corsi, ecc.
Inoltre abbiamo avuto la richiesta di passaggio da full a part-time da parte di un alcune socie lavoratrici, mentre alcune socie nonne hanno contattato lo sportello per richiedere agevolazioni nei confronti di nipoti neonati. In cooperativa prevale il genere femminile e sono presenti varie fasce d’età: quella delle nonne è corposa ed è un target a cui non avevamo pensato all’inizio del progetto.
Ci sono state anche richieste legate, ad esempio, alla necessità di dedicarsi all’assistenza dei genitori anziani in situazioni di difficoltà?
Anche questo è un aspetto aperto. Ci siamo rese conto che è banale ridurre la conciliazione alla genitorialità  o ai problemi legati alla maternità.
La conciliazione non è solo questo, risulta infatti essere un tutto tondo attorno alla famiglia. Investe tutto il ciclo di vita, in particolare se pensiamo ad alcune socie, schiacciate tra l’essere nonna, il continuare a lavorare, l’avere figli con un lavoro precario e, in taluni casi, un genitore non-autosufficiente a carico.
Questa conciliazione nel senso più ampio del termine, così come l’ abbiamo appena descritta, è una via che vogliamo percorrere anche con delle progettazioni future. È un canale aperto, in discussione.
Il problema, pensando al domani, sarà la ricerca di ulteriori canali di sostenibilità. Dovremo pensare a  nuove progettazioni e cercare bandi ad hoc.
Quali sono stati gli apprendimenti organizzativi rispetto a questa esperienza?
Prima di concedere agevolazioni ad un socio è necessario considerare e valutare altre situazioni di criticità che si trovano all’interno della cooperativa e in particolare del gruppo di lavoro. Possono esserci, ad esempio, persone che hanno lo stesso tipo di urgenza ma legata a seri problemi di salute o a problemi economici. È emerso spesso questo problema: se tu concili da un lato le esigenze tempo famiglia-lavoro di una persona, dall’altro hai poi il problema di gestire il gruppo. Quindi, insieme con le varie referenti esaminiamo, il valore, il peso di queste richieste per capire se sono possibili.
La figura del coordinatore dello sportello si trova in mezzo, cerca di mettere in dialogo e conciliare le esigenze del socio con quelle della cooperativa.
E’ fondamentale lavorare in sinergia. Lo sportello accoglie le richieste dei lavoratori, le valuta sulla base delle possibilità della cooperativa, dà una risposta e ne spiega le motivazioni. Conciliare significa mettere insieme le esigenze delle due parti senza andare a discapito di altri.
È spesso emerso questo doppio punto di vista: è giusto accogliere e conciliare però ci vuole il giusto mezzo nell’accontentare le richieste di conciliazione che devono avere – in base alla nostra esperienza – una temporalità. Devono iniziare e finire. Non possono essere benefici acquisiti in modo permanente perché, a lungo andare, vanno a incidere sul gruppo di lavoro e sull’équipe.
Alla luce della testimonianza presentata proviamo a riassumere, dal nostro punto di vista,  le ‘buone prassi’ in tema conciliazione:
  • la presenza di un investimento di risorse organizzative;
  • l’individuazione di un referente/coordinatore del progetto;
  • l’attuazione di un percorso volto ad ascoltare le esigenze dei lavoratori;
  • la cura della comunicazione e della presentazione del progetto;
  • l’attenzione e la valorizzazione dei risultati intermedi;
  • la presa in carico della richiesta, indipendentemente dal suo esito;
  • la disponibilità al dialogo e alla messa in discussione da parte dell’organizzazione;
  • la transitorietà delle richieste.
In generale conciliare è faticoso (ma possibile) perché frutto di un lavoro costante di valutazione, di negoziazione e di rete.
Riferimenti
Mallone G., La conciliazione famiglia-lavoro in Lombardia e nel mondo – Secondo Welfare, 31 maggio 2012
Mazzucchelli S. (a cura di), Conciliazione famiglia e lavoro. Buone pratiche di welfare aziendale – Osservatorio nazionale sulla famiglia, dicembre 2011
Il sito della cooperativa FAI
Le immagini sono di proprietà della cooperativa F.A.I.

giovedì 5 luglio 2012

FAI LA COSA GIUSTA!


Due obiettivi: informare e accompagnare
di Elisa Giuseppin
tratto dalla pubblicazione di Macramè - aprile 2012
Dall’inizio dell’anno FAI ha attivato uno sportello di riferimento interno per tutte le problematiche di conciliazione e di pari opportunità, che prevede la  presenza di una figura di sostegno a disposizione di tutti i soci/e. Si tratta di un progetto sperimentale denominato Family Friendly, cofinanziato dalla Regione FVG e dal Fondo Sociale Europeo.
La strutturazione interna della Cooperativa opera in tre macro aree di lavoro: anziani, disabili e salute mentale.  La conseguente variegata tipologia dei servizi evidenzia la necessità di attivare un supporto su richiesta, attraverso una consulenza individualizzata, che si affianchi all’ufficio del personale.
Ma qual è il lavoro fatto fino a qui e quali sono gli obiettivi a cui stiamo lavorando?
Lo sportello della Conciliazione vuole essere un luogo di riferimento in cui sia possibile rivolgersi per avere informazioni riguardanti il sostegno alla genitorialità, la prima infanzia, la gravidanza, i corsi pre-parto, i corsi di allattamento, etc.; mirando a sviluppare una maggiore consapevolezza sulle opportunità presenti nel territorio.  
Il servizio non è indirizzato solo ai genitori e non tratta solo di maternità, ma vuole occuparsi di tutte le molteplici esigenze familiari che possono intercorrere nella vita dei soci.
Da gennaio ho iniziato a presentare Family Friendly presso le varie strutture, e con il prezioso appoggio dei Referenti di Ambito, ho potuto ‘dare un volto’ allo Sportello della Conciliazione per i soci.
Le riunioni, che avevano lo scopo di far conoscere l’iniziativa, mi hanno permesso di venire a diretto contatto con le varie realtà dove opera FAI e di conoscere le preziose risorse che vi lavorano.
Già dalla fase iniziale del progetto, ho immaginato che il mio ruolo dovesse avere una certa flessibilità, in risposta alle tante tipologie di richieste e di esigenze, che rispecchiano i differenti bisogni dei soci/ie e quindi in primis di ogni persona. Il confronto ha evidenziato la necessità di un approccio aperto a nuovi canali, in grado di trovare sia le soluzioni propositive che gli ausili corretti da adottare.
L’altro obiettivo del progetto è quello di accompagnare i soci nel rientro lavorativo. In questa tipologia di lavoro i periodi di congedo possono avere delle tempistiche molto lunghe e far quindi emergere la necessità di avviare un percorso di reinserimento delle lavoratrici.
Ma come significa accompagnare? Definire dei percorsi di conciliazione personalizzati che tengano conto dei cambiamenti avvenuti, che analizzino il contesto lavorativo di reinserimento, la storia professionale e familiare, adeguando l’offerta di tutoraggio alle esigenze di servizio della Cooperativa.
Con l’aiuto dei Referenti e dei Coordinatori delle  varie strutture ho contattato le socie prossime al rientro; insieme abbiamo individuato i fabbisogni di conciliazione ed elaborato delle soluzioni positive che tenessero conto delle esigenze di entrambe le parti.
E’ stato molto soddisfacente riuscire a conciliare le richieste pervenute, e durante i colloqui stessi è servito supportare i soci anche a livello informativo, infatti non tutti erano a conoscenza delle risorse presenti, e per qualcuno è stato utile apprendere informazioni ulteriori.
Concludendo, a distanza di qualche mese dalla nascita dello sportello, posso senz’altro dire che rappresenta un valore aggiunto che FAI mette a disposizione dei propri soci/e, consolidandocosì le pratiche di sostegno e investendo nella capacità delle famiglie di generare ricchezze.