mercoledì 23 gennaio 2013

Lavoro... solo discriminato


Tratto da Linkiesta.it
Le discriminazioni in Italia passano soprattutto attraverso il lavoro. In particolare nelle possibilità di accesso a un impiego, più o meno stabile. Secondo le anticipazioni del Rapporto 2012 dell’Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar), nell’ultimo anno sono aumentate del 15%, raggiungendo quota 35,6%.

La discriminazione in Italia? Passa soprattutto attraverso il lavoro. In particolare nelle possibilità di accesso a un impiego, più o meno stabile. Secondo le anticipazioni del Rapporto 2012 dell'Ufficio nazionale antidiscriminazioni razziali (Unar), nell'ultimo anno le discriminazioni sul lavoro nel nostro Paese sono aumentate del 15%, raggiungendo quota 35,6% sul totale delle denunce. E superando anche giornali e tv, che negli anni passati si erano conquistati la maglia nera delle rappresentazioni discriminatorie. 
«Le discriminazioni sul lavoro», spiega Marco Buemi, referente Unar, «si riscontrano sia nel settore pubblico sia nel settore privato». A partire proprio dalle barriere all'accesso, che rappresentano il 75,5 per cento (con 275 denunce). Nel nostro Paese sono ancora in vigore, ad esempio, «regi decreti precedenti alla seconda guerra mondiale che presuppongono l'entrata nel mondo del lavoro solo per cittadini italiani». Oltre al fatto che molti bandi, statali e parastatali, «come quelli del servizio di trasporto pubblico o alcuni del settore infermieristico», sono aperti solo a chi ha la cittadinanza italiana. È questa quella che nel Rapporto Unar rientra nella cosiddetta “discriminazione diretta”. 
Ma chi sono le persone discriminate? Il 28,6% delle discriminazioni sul lavoro avviene per motivi etnico-razziali. Il restante 71,4% racchiude le discriminazioni per età, genere, orientamento sessuale e disabilità (i dati disaggregati saranno forniti a marzo con la pubblicazione del rapporto completo). «I transgender sono in assoluto la categoria più discriminata in mabito lavorativo», prosegue Buemi, «anche se con gli anni stiamo notando un certo cambiamento culturale da parte delle aziende». Poi ci sono quelli non più giovani, over 40 o 50, che faticano a reinserirsi nel mondo del lavoro. Ma anche i disabili.
Oltre all'accesso all'occupazione, le discriminazioni si registrano anche sul posto di lavoro. Nelle condizioni lavorative (3%), nelle modalità di licenziamento (1,6%), retribuzione (0,3%) e nel rapporto con i colleghi (1,9%). 
Non solo il lavoro, però. Le denunce per discriminazione riguardano anche la casa (affitti, rapporto con i condomini), la scuola, l'erogazione dei servizi da parte degli enti pubblici, ma soprattutto la vita pubblica e i mass media. 


Leggi il resto: http://www.linkiesta.it/discriminazioni-lavoro#ixzz2InIDUzs0

mercoledì 9 gennaio 2013

Asili nido, rette elevate
Pordenone seconda in Fvg

Indagine Cittadinanzattiva, la spesa per una famiglia tipo è di 401 euro al mese. Le strutture pubbliche non sono in grado di far fronte alle richieste dei genitori

Pordenone è al secondo posto in Friuli Venezia Giulia e tra le prime venti città a livello nazionale per il costo degli asili nido. A certificarlo l’osservatorio prezzi e tariffe di Cittadinanzattiva che ha rinnovato la sua annuale indagine. L’analisi ha considerato una famiglia tipo di tre persone (genitori e figlio da 0 a 3 anni) con reddito lordo annuo di 44 mila 200 euro e relativo Isee di 19 mila 900 euro.
I dati sulle rette sono elaborati a partire da fonti ufficiali (in relazione agli anni scolastici 2010/11 e 2011/12) delle amministrazioni comunali interessate all’indagine, ovvero tutti i capoluoghi di provincia. Oggetto della ricerca sono state le rette applicate al servizio di asilo nido comunale per la frequenza a tempo pieno (in media 9 ore al giorno) e, dove non presente, a tempo ridotto (in media 6 ore al giorno), per cinque giorni a settimana.
Il costo per la tipologia familiare a Pordenone è di 401 euro, in linea con quello dell’anno precedente, al secondo posto in Friuli Venezia Giulia dopo Udine (424 euro). Alle spalle delle due città Gorizia (313 euro) e Trieste (383 euro). A Udine sono stati considerati nella retta solo i pasti, mentre nelle altre città anche i pannolini. A livello generale il Friuli Venezia Giulia, con 380 euro medi, si pone al terzo posto in Italia tra le regioni più care, dietro alla Valle d’Aosta (413 euro) e alla Lombardia (403 euro).
In Friuli Venezia Giulia, secondo la banca dati del ministero dell’Interno sulla fiscalità locale aggiornata al 2010, ci sono 79 asili nido comunali per 2 mila 730 posti disponibili. Il maggior numero di asili è presente in provincia di Udine (28 con 800 posti), mentre la provincia di Pordenone ne registra il numero minore (solo 10, con 420 posti).
In Friuli Venezia Giulia il 34 per cento dei richiedenti rimane in lista di attesa, a fronte di una media nazionale del 23,5 per cento. La copertura del servizio si attesta sulla media nazionale ovvero il 6,5 per cento.
«Dall’indagine effettuata - commenta il segretario generale di Cittadinanzattiva Antonio Gaudioso - è evidente che ancora oggi manca nel nostro Paese un sistema di servizi per l’infanzia equamente diffuso e accessibile su tutto il territorio e adeguate agevolazioni fiscali a sostegno dei nuclei familiari con bambini piccoli. Le misure a favore di tali servizi rappresentano un investimento intergenerazionale che produce effetti nel lungo periodo e quindi di scarso “appeal” per una classe politica poco lungimirante e concentrata sul consenso immediato».
«D’altro canto - aggiunge - la riduzione delle risorse a disposizione degli enti locali e la rigidità del patto di stabilità non aiutano a far ripartire gli investimenti in tal senso anzi contribuiscono a tagliare sempre di più le risorse destinate alla spesa sociale. Di questo passo difficilmente riusciremo a colmare il gap nei confronti dell’Europa e centrare la copertura del servizio del 33 per cento già prevista per il 2010».
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Nido Diffuso, comunicato regionale

19.12.2012 12:18

FAMIGLIA: MOLINARO, IL NIDO DIFFUSO È INNOVATIVO PER LA PRIMA INFANZIA

Udine, 19 dic - Copertura dell'intero territorio regionale, calcolo del rapporto costi-benefici, utilizzo del know-how aziendale e dell'esperienza intersettoriale: sono questi i principi del Nido diffuso, presentato oggi a Udine dall'assessore regionale alla Famiglia Roberto Molinaro, da Franco Fullin e Andrea Satta, rispettivamente presidente e coordinatore della Rete per l'innovazione nel sociale, e da Cristina Benes, referente dell'area Nido di Duemilauno agenzia sociale.
L'iniziativa "è un'intuizione felice portata avanti da tre grandi Cooperative regionali che già forniscono servizi per la prima infanzia", osserva Molinaro, sottolineando l'innovatività di un progetto "destinato a cogliere e soddisfare i bisogni delle famiglie ed in particolare di quelle che vivono in aree a popolazione sparsa, dov'è più difficile intervenire con i tradizionali asili nido per i bambini in tenerissima età". Per come è stato concepito, "il Nido diffuso è in linea con le aspettative dell'Amministrazione regionale", ha dichiarato ancora l'assessore, affermando di avere avuto oggi "il piacere di vedere tradotte in realtà, per la prima volta, le intuizioni del Regolamento (DPR 230/2011) di attuazione della legge regionale 20/2005 di cui un anno e mezzo fa la Regione si è dotata per una diversificazione dei servizi e soprattutto per fare in modo che tutti i bambini, ovunque essi siano sul territorio regionale, potessero godere delle stesse opportunità". Il Nido diffuso, hanno detto i relatori, si propone come un modello di gestione per le strutture della prima infanzia, ma anche come un nuovo modo di fare welfare locale che corrisponda ai bisogni dei cittadini e delle famiglie. In pratica una rete innovativa ed incentrata sulla cooperazione, che si rifà al modello tedesco Tagesmutter, applicato in Italia in Trentino-Alto Adige, e viene proposta a complemento dei servizi per la prima infanzia.
Secondo le intenzioni dei suoi ideatori, il Nido diffuso vuol coniugare esperienza, competenza ed innovazione e basa i suoi presupposti operativi sulla diffusione ampia attraverso l'accoglienza di piccoli gruppi di bimbi (cinque al massimo) seguiti da un'educatrice e la predisposizione di servizi personalizzati. La presenza a monte di un sistema direttamente gestito dalle cooperative promotrici (Codess FVG, Duemilauno Agenzia Sociale e FAI) che lo scorso maggio hanno dato vita alla Rete per l'innovazione nel sociale assicura un coordinamento costante, formazione continua ed un qualificato supporto pedagogico ed amministrativo. Le tre cooperative, il cui volume d'affari nell'esercizio 2011 è stato di oltre 33 milioni di euro, rappresentano, ciascuna nella propria specificità, esempi di eccellenza ed innovazione. Complessivamente progettano e realizzano servizi a favore di migliaia di persone, impiegando circa 1.300 soci-lavoratori regolarmente inquadrati nel CCNL di riferimento e intrattenendo rapporti con oltre 50 Enti, in gran parte Amministrazioni pubbliche. ARC/LVZ
Allegato   Ascolta le dichiarazioni di Roberto Molinaro rilasciate alla presentazione del servizio di Nido diffuso, a Udine il 19 dicembre 2012 - Formato MP3
Roberto Molinaro (Assessore regionale Famiglia) alla presentazione del servizio di Nido diffuso. (Udine 19/12/12)

giovedì 20 dicembre 2012

Il Nido Diffuso - Comunicato Stampa

Il Nido Diffuso
Comunicato Stampa



Mercoledì 19 dicembre la Rete per l’Innovazione nel Sociale ha presentato, presso la sede della Regione FVG di Udine, il progetto Nido Diffuso.
La conferenza stampa è stata organizzata con la preziosa collaborazione dell’Assessorato all'istruzione, università, ricerca, famiglia, associazionismo e cooperazione, dell’Assessore Roberto Molinaro e del P.O. Dott. Fabrizio Spadotto.
La Regione Friuli Venezia Giulia ha intrapreso negli ultimi anni un percorso di sperimentazione che ha portato all'approvazione di un nuovo regolamento di attuazione (230/pres del 04/10/2011) della L.R. 20/2005, che introduce in modo stabile la figura dell'Educatrice Domiciliare.
L’Assessore Molinaro, introducendo l’incontro, ha ribadito come: la cura e l'educazione dei nostri figli sia oggi uno dei temi ricorrenti della politica familiare regionale e la prima infanzia è un momento estremamente importante per la crescita.
Una particolare attenzione è stata data dall’Assessore al percorso di condivisione e confronto che la Rete per l’Innovazione nel Sociale, che rappresenta tre importanti realtà cooperative del territorio regionale - Codess FVG, FAI e Duemilauno Agenzia Sociale - ha portato alla predisposizione del modello presentato.
Il Direttore di Codess FVG e Presidente della Rete per l'Innovazione nel Sociale, Franco Fullin, ripercorrendo il percorso di costituzione della rete e dei suoi valori e obiettivi, ha sottolineato come la rete sia nata dalla necessità di sperimentare nuove esperienze imprenditoriali e sociali attraverso la messa in rete di risorse, innovazioni e buone pratiche nell’ambito dei servizi socio-sanitari ed educativi regionali.
Il progetto, presentato da Andrea Satta, Coordinatore Rete per l'Innovazione nel Sociale, parte dal modello di origine tedesca Tagesmutter e introduce un nuovo modo di progettare servizi per la prima infanzia coinvolgendo le famiglie e l’associazionismo, stimolando l'autoimprenditorialità ed allo stesso tempo garantendo competenza, sicurezza, cura ed attenzione.
Particolare rilievo viene data al ruolo educativo ma anche, come ribadito dal Coordinatore, al rispetto dei tempi di lavoro di vita delle educatrici, così come delle famiglia e dei bambini: questi sono i valori imprescindibili per la Rete di impresa sociale. Il Nido Diffuso vuole coniugare esperienza, competenza e innovazione introducendo nel sistema integrato dei servizi prima infanzia un modello di lavoro flessibile, territoriale e cooperativo. I principi del modello sono riassumibili in tre parole chiave: la diffusione e la sua capacità di offrire risposte puntuali a problemi ed esigenze concrete delle famiglie; l’integrazione ovvero la presenza di un sistema reticolare di servizi, direttamente gestiti dalle Cooperative, che assicura coordinamento, formazione, supporto pedagogico ed amministrativo; la cooperazione intesa come capacità imprenditoriale di avviare, coordinare e sviluppare nuovi modelli lavorativi.
Cristina Benes, Referente Area Nido della cooperativa Duemilauno agenzia sociale, ha introdotto la Carta dei Servizi che definisce gli standard di qualità del servizio rivolto alle famiglie. Il progetto, come è stato spiegato ai numerosi interlocutori istituzionali e del mondo cooperativo presenti, pone al centro il “bambino e la sua famiglia”, proponendosi di accogliere il bambino in un ambiente sicuro, protetto e familiare, nel quale possa esprimere liberamente le proprie potenzialità relazionali, cognitive ed affettive, e di sostenere la famiglia nell’importante funzione genitoriale.
A conclusione della Conferenza Stampa Il dott. Fabrizio Spadotto, P.O. coordinamento interventi regionali promozione e sostegno della famiglia e dell’infanzia, ha ribadito la volontà del servizio di continuare il proficuo lavoro di confronto in modo che il Nido Diffuso possa divenire un'occasione per avviare una nuova offerta per la prima infanzia, per integrarla con l'esistente e per sperimentare un modello innovativo di intervento territoriale.

mercoledì 19 dicembre 2012

Il Nido Diffuso


Udine 19/12/2012 - Rete per l'Innovazione nel Sociale
Presentazione del servizio Nido diffuso



La cura e l'educazione dei nostri figli appare oggi come uno dei temi ricorrenti della politica familiare sia nazionale che regionale. La prima infanzia, dalla nascita ai tre anni, è un momento estremamente importante per la crescita; la casa è il nostro luogo più intimo, più accogliente e la famiglia la nostra struttura sociale naturale. Ricreare un luogo e una situazione familiare sono i presupposti per l'offerta di un Servizio Educativo Domiciliare.
Da molti anni il modello di origine tedesca Tagesmutter, declinato in Italia a partire dalle esperienze trentine e sud tirolesi, si pone come valida integrazione all'offerta di servizi rivolti alla prima infanzia.
La Regione Friuli Venezia Giulia ha intrapreso negli ultimi anni un percorso di sperimentazione che ha portato all'approvazione di un nuovo regolamento di attuazione (230/pres del 04/10/2011) della L.R. 20/2005, che introduce in modo stabile la figura dell'Educatrice Domiciliare.
Si tratta di un nuovo modo, almeno per la nostra regione, di progettare servizi per la prima infanzia coinvolgendo le famiglie e l’associazionismo, stimolando l'autoimprenditorialità ed allo stesso tempo garantendo competenza, sicurezza, cura ed attenzione.
Il nido è il luogo dell'accoglienza comunitaria dove i bimbi imparano a stare con gli altri, imparano regole e diritti, imparano il valore del gioco e dell'apprendimento. L’attenzione del ruolo educativo, la competenza e la capacità degli operatori prima infanzia, il rispetto dei tempi di lavoro di vita delle educatrici, così come delle famiglia e dei bambini: questi sono i valori imprescindibili per la Rete per l'Innovazione nel Sociale.
Su queste basi è stato costruito il modello Nido Diffuso che integra la figura della Educatrice Domiciliare con i valori del sistema nido d’infanzia.
Il Nido Diffuso è un progetto innovativo che vuole coniugare esperienza, competenza e innovazione introducendo nel sistema integrato dei servizi prima infanzia un modello di lavoro flessibile, territoriale e cooperativo.

Il primo principio del modello è la sua diffusione e la sua capacità di offrire risposte puntuali a problemi ed esigenze concrete delle famiglie. In particolare garantisce la specializzazione delle case, l’accoglienza in piccoli gruppi, il rapporto numerico educatrice/bambini molto basso, la predisposizione di progetti educativi personalizzati ed infine è una soluzione alla lontananza da altri servizi prima infanzia.
Il secondo principio è la sua reale e operativa integrazione. La presenza di un sistema reticolare di servizi, direttamente gestiti dalle Cooperative promotrici, assicura un coordinamento costante, la formazione continua e qualificata, il supporto pedagogico ed amministrativo, la risoluzione immediata e professionale delle assenze, imprevisti o malattie delle educatrici.
Il terzo principio è la cooperazione intesa come capacità imprenditoriale di avviare, coordinare e sviluppare nuovi modelli lavorativi. La capacità di stimolo dell'empowerment comunitario e personale, che la cooperazione è in grado di offrire, si declina in un nuovo modello di imprenditorialità diffusa, sostenuta e governata. Essere imprenditrici di se stesse diventa uno dei due fattori, l'altro è la capacità di fare rete, comunità e sistema attraverso la presenza di un soggetto gestore autorevole come la Cooperazione sociale.
Il Nido Diffuso è un'occasione per avviare una nuova offerta per la prima infanzia, per integrarla con l'esistente e per sperimentare un modello innovativo di intervento territoriale.

mercoledì 5 dicembre 2012

Il congedo di paternità obbligatorio di un giorno e facoltativo per altri due

Una goccia nel mare: IL CONGEDO DI PATERNITA' OBBLIGATORIO:

Pubblichiamo il seguente articolo tratto dal sito http://job.fanpage.it/il-congedo-di-paternita-obbligatorio-di-un-giorno-e-facoltativo-per-altri-due/


La riforma lavoro introduce il congedo di paternità' obbligatorio di un giorno spettante al padre lavoratore entro i 5 mesi dalla nascita del figlio. Consentiti anche altri due giorni facoltativi in sostituzione della madre durante il periodo di astensione obbligatoria. Durante le assenze ci sarà una indennità giornaliera Inps del 100% della retribuzione.

Il congedo di paternità obbligatorio di un giorno e facoltativo per altri due.

La riforma del lavoro interviene a supporto delle norme del Testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela della maternità e della paternità, il D. Lgs. n. 151 del 2001. Introdotto, dopo qualche mese in cui se ne parlava, il congedo di paternità obbligatorio dedicato al padre, che si affianca al congedo di maternità, l’astensione facoltativa e il congedo parentale, ossia i permessi retribuiti e le assenze tutelate dalla legge per consentire alla madre e al padre lo svolgimento della propria funzione familiare durante la gravidanza, la nascita e i primi anni di vita del bambino.
Il congedo di paternità obbligatorio. Con i commi da 24 a 26 dell’art. 4 della legge n. 92 del 2012 sono stabilite misure sperimentali in favore della maternità e paternità: “Al fine di sostenere la genitorialità, promuovendo una cultura di maggiore condivisione dei compiti di cura dei figli all’interno della coppia e per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro, in via sperimentale per gli anni 2013-2015, il padre lavoratore dipendente, entro i cinque mesi dalla nascita del figlio, ha l’obbligo di astenersi dal lavoro per un periodo di un giorno”.
Il nuovo congedo facoltativo per il padre. Inoltre è previsto che “entro il medesimo periodo (di cinque mesi), il padre lavoratore dipendente può astenersi per un ulteriore periodo di due giorni, anche continuativi, previo accordo con la madre e in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria spettante a quest’ultima”.
Si tratta di una misura inferiore rispetto a quella di cui si parlava, ossia tre giorni di congedo di paternità obbligatorio. Con la riforma del lavoro il congedo è diventato di un giorno obbligatorio più altri due facoltativi. La misura, anche se la legge non lo specifica, dovrebbe estendersi anche alle adozioni o gli affidamenti preadottivi.
Indennità giornaliera Inps. Sia il congedo di paternità obbligatorio che il periodo di due giorni goduto in sostituzione della madre è riconosciuta un’indennità giornaliera a carico dell’INPS pari al 100 per cento della retribuzione e per il restante giorno in aggiunta all’obbligo di astensione della madre è riconosciuta un’indennità pari al 100 per cento della retribuzione. Anche se la legge non lo specifica, per analogia, i tre giorni di congedo di paternità fruibili dal padre dovrebbero essere coperti da contributi figurativi.
In termini di indennità percepita dall’Inps, i due giorni usufruiti dal padre in luogo della madre permettono l’incasso del 100% della retribuzione, mentre per la madre con l’astensione obbligatoria la misura dell’indennità è dell’80%. Quindi potrebbe convenire alla coppia l’utilizzo dei due giorni facoltativi destinati al padre in luogo della madre. Ovviamente tale discorso cade se il CCNL della lavoratrice madre prevede l’integrazione al 100% della misura Inps, quindi la copertura a carico del datore di lavoro del 20% non indennizzato dall’Inps.
La comunicazione preventiva di 15 giorni al datore di lavoro. Il padre lavoratore è tenuto a fornire preventiva comunicazione in forma scritta al datore di lavoro dei giorni prescelti per astenersi dal lavoro almeno quindici giorni prima dei medesimi.

mercoledì 14 novembre 2012

La genitorialità può essere social?

Social media e genitori: quando la vita dei figli diventa di pubblico dominio



Domenica 04 Novembre 2012 08:18



L'ordine degli psicologi ha lanciato un allarme social network: sembra che i genitori invadano continuamente la sfera privata dei propri figli postando sui vari Facebook e Twitter foto, episodi, frasi tratte dalla vita quotidiana. Senza filtri, senza limiti. Ma da cosa nasce questo fenomeno e quali effetti sulla psiche, ma anche sulla socialità dei nostri figli? Ne parliamo con Caterina Satta, ricercatrice in sociologia dell’infanzia e autrice di “Bambini e adulti: la nuova sociologia dell’infanzia”, Carocci, 2012.

La maternità porta con sé il desiderio di condividere la quotidianità con i figli. Da cosa nasce questa esigenza?
Le trasformazioni socio-economiche e culturali degli ultimi decenni hanno avuto il doppio effetto di aumentare conoscenze e spazi di autonomia ma anche il senso di insicurezza sociale. Con l’indebolimento di molte tradizionali istituzioni, i genitori si trovano socialmente caricati di responsabilità maggiori e nella condizione di doverle gestire individualmente. Da qui il senso di inadeguatezza e la ricerca di confronto e di conforto nell’esperienza di altre persone che stanno vivendo la stessa situazione. Si tratta di una risposta informale dettata dalla carenza di politiche e di servizi a sostegno della maternità e della genitorialità.

Ma come spiegare il comportamento di quelle madri che all'interno dei social network postano sui loro profili le foto del figlio raccontando nel dettaglio la sua vita? Come spiegare questa tendenza alla ipercondivisione?
Condividono per sentirsi meno sole e per essere rassicurate che sono delle buone genitrici. Oggi poi l'espressione della maternità condivisa ha varie forme, ognuna con le sue regole di racconto e ricezione: blog, social network, forum. A non cambiare è la visione del figlio come un'appendice o un oggetto a cui la madre “dà voce”, esprimendo in realtà paure, desideri e aspirazioni che appartengono a lei più che al bambino.

Esiste però una differenza fra il tipo di racconto attraverso un blog e quello che avviene su Facebook o sui forum?
Abbiamo casi di madri blogger che raccontano la loro esperienza in modo critico e consapevole ponendosi quasi come modello per le altre. Non chiedono consigli, raccontano il loro vissuto e offrono esempi di risoluzione ai problemi. Le mamme invece che scrivono su Facebook o comunicano all'interno dei forum non sembrano avere la stessa consapevolezza, sembrano ripiegate in un ruolo unicamente materno, e utilizzano la rete come uno strumento di mutuo aiuto.

Se si trattasse semplicemente di un desiderio di mostrare?
C’è un processo di sacralizzazione dei figli: ogni momento della loro vita viene fotografato ed esposto. E' un fenomeno che ha cause anche demografiche: abbiamo molti più adulti per meno bambini, è quindi cresciuto il valore affettivo di questi figli che sono considerati un bene inestimabile. Il successo di un figlio è la dimostrazione all’esterno della buona riuscita come genitori. Il problema risiede nel mancato, o ridotto, riconoscimento di una soggettività al proprio figlio che così non viene rispettato. C'è una dimensione fortemente possessiva: il figlio è mio, io so cosa è meglio per lui ed io quindi definisco quanto può essere detto e non detto.

Un bambino o un adolescente che vede la vita raccontata in pubblica piazza che conseguenze psicologiche e relazionali può avere?
Non creerei allarmi di questo tipo che, in ogni caso, valuterei singolarmente. Inoltre, dobbiamo ricordarci che anche i bambini e gli adolescenti nelle loro reti sociali, reali o virtuali, parlano dei genitori raccontandone ugualmente fatti molto privati. Non sono dunque soltanto vittime di comportamenti altrui.

Il rischio è quello di crescere dei figli con un superego o di annientarne l'individualità?
Quello che può accadere è che il genitore si sostituisca al figlio nella sua vita quotidiana, negandogli la possibilità di vivere le sue esperienze in autonomia, sia quelle positive che quelle negative.

Esiste un limite?
Il limite dovrebbe essere stabilito all’interno della relazione con il figlio, accogliendo da un lato l’esigenza genitoriale di condividere e confrontarsi e dall’altro quella del figlio di avere voce sulla propria vita.
Luisa Carretti